Alla fine tutti quanti siamo e restiamo soli.
(Arthur Schopenhauer)
Il grado di socievolezza di ciascuno sta in rapporto inverso al suo valore intellettuale.
(Arthur Schopenhauer)
Io sono un uomo brutto. Estremamente brutto. Inutile che cominciate a minimizzare o a precipitarvi a dire il contrario. Lo so che sono brutto, inutile negarlo. Non bisogna mai negare l'evidenza altrimenti si rischia di fare la fine di un mio amico che aveva sempre un'accidenti di tosse. Quando apriva la bocca per parlare, il 70% di quello che ne veniva fuori era tosse e il 30% era un suono che, seppur con un alto grado di imprecisione, poteva definirsi linguaggio. Gli dissi più volte di farsi visitare da un dottore ma lui mi guardava in tralice asserendo di non avere affatto la tosse. Per essere precisi diceva: "Perché coff coff dovrei farmi coff coff visitare coff coff da un coff coff dottore? Non coff coff ne vedo coff coff il coff coff bisogno". Fatto sta che un mese dopo morì. Aveva un tumore al polmone, credo. O forse ai bronchi. Non ne capisco molto di malattie. Non è che mi interessino poi tanto, a dire il vero. Ma dicevo della mia bruttezza. Divago molto facilmente e mi scuso per questo ma quando uno parla di cose inutili è facile divagare. Diversamente da quello che molti pensano, i brutti non odiano gli specchi. Al contrario, li amano. Io stesso ne ho una decina disseminati per casa. Più una persona è brutta più questa stessa persona è vanitosa. I brutti passano molto tempo davanti agli specchi. Dovreste vedere come sono contenti se, per una qualche causa fortuita, la loro immagine nello specchio appare decente. Inoltre non c'è una persona brutta che passando davanti una vetrina o un auto parcheggiata non si soffermi ad osservare il suo riflesso. I brutti odiano molte cose ma tra queste non ci sono gli specchi. Una cosa che essi odiano, ad esempio, sono le macchine fotografiche. Ora forse con l'introduzione delle macchine digitali anche i brutti cominceranno ad amare le foto. Infatti tutte le macchine digitali hanno un piccolo display che mostra l'anteprima della foto, e se uno non è soddisfatto del risultato può sempre cancellarla. Ma con le macchine analogiche, quelle con i rullini per intenderci, si scattava la foto e sapevi come era uscita solo dopo che un fotografo le aveva sviluppate. Quindi se vi capita di sentire in giro che i brutti odiano gli specchi prendetevi pure la briga di replicare: "I brutti odiano le foto non gli specchi, cretini!" La mia più grande paura quando andavo a qualche festa non era quella di non divertirmi - alle feste ci si diverte sempre basta che ci sia un po' di alcol - era quella che qualcuno all'improvviso poteva uscirsene fuori con un che ne dite di farci una bella foto ricordo? E, potevate scommetterci la testa, c'era sempre qualcuno che materializzava dal nulla una macchina fotografica a dimostrazione della falsità del fatto che ex nihilo nihil fit. Per me era molto angosciante. Non riuscivo a godermi la festa. Sudavo come un condannato a morte che sta per essere condotto a breve alla sedia elettrica e zigzagavo tra gli altri nevrotico come Woody Allen. Ma del resto sono state poche le volte in cui sono stato invitato a delle feste. Sono brutto e per nulla socievole, quanto basta per non avere amici. Infatti quando poco prima vi ho parlato del tizio che aveva la tosse e che poi è morto, vi ho mentito. Non era un mio amico, era un mio zio. Scusate se vi ho mentito, prometto di non farlo più, ma mi vergognavo. Avevo appena iniziato a parlarvi. Ora invece che c'è un poco di confidenza in più posso essere sincero. La mia bruttezza è anche il motivo per cui non ho nemmeno la ragazza. Era ovvio, lo so, non c'era bisogno che lo dicessi, ma non si sa mai. Poteva venirvi in testa l'idea che fossi sposato. Vengono le idee più strane a volte agli uomini. Eppure ho provato molte volte a fidanzarmi. Provai anche a contattare una ragazza per corrispondenza. Comprai un giornale di annunci. L'annuncio diceva: Donna 32enne, solare, giovanile, intraprenderebbe amicizia a scopo amoroso con uomo max 40enne, alto, colto, non fumatore, amante degli animali. Possedevo tutti i requisiti richiesti. Ero alto, colto (avendo pochi amici leggevo spesso), non fumatore (beh in effetti su questo mentii spudoratamente dato che ero e sono tuttora un fumatore incallito) e amante degli animali (mi sono morti quattro gatti solo l'anno scorso, ma non è stata colpa mia, è che mi dimenticavo di farli mangiare, sono un tipo distratto, ve l'ho già detto? forse no, e poi il passato è passato e non c'è bisogno di resuscitarlo per farlo diventare presente, non vi pare?). Insomma le scrissi una lunga lettera raccontandole della mia vita eccetera eccetera. Dopo un paio di settimane mi arrivò la sua risposta. Era contenta di aver trovato un'anima sensibile affine alla sua. Proprio così si espresse. Anima sensibile. Dopo qualche lettera decidemmo di incontrarci. Il giorno dell'appuntamento arrivò con quaranta minuti di ritardo reggendo in braccio un micetto a pelo raso color latte. Io nell'attesa mi ero fumato una decina di sigarette. Ci baciammo sulla guancia. Lei mi fece notare che la mia guancia odorava di fumo di sigaretta. Io finsi un stupore. Lei disse che se c'era una cosa che odiava erano le menzogne. Io dissi che concordavo con lei e aggiunsi, smentendo quanto avevo appena detto, che era davvero bellissima. Infatti non era una gran bellezza, anzi a voler essere sinceri era proprio brutta. Ma l'estetica non è come la matematica, per l'estetica 2+2 fa 4 ma anche 5 oppure 10 oppure 300. E poi io ero in una situazione disperata non potevo prendermi il lusso di poter anche dare giudizi o pretendere chissà che. Era già troppo per me avere una donna. Andammo a prenderci il caffè in un bar lì vicino. Io presi un caffè, lei un caffè e una fetta di torta al limone; inoltre si fece portare un piattino di latte per il suo gattino. Il suo gattino diede solo un paio di leccate e poi si appisolò ai piedi del tavolo. Lei prese con un cucchiaino alcune gocce di latte e se le calò nella sua tazza di caffè. Disse che il suo micino era per lei come un figlio e che ci dormiva insieme. Mi chiese se amassi i gatti. Risposi di si. Mi chiese se avessi mai avuto dei gatti. Risposi di si (ma mi tenni per me gli aneddoti riguardo la loro morte cirenaica). Quando ci congedammo ci demmo un altro appuntamento tre giorni dopo. Ma non venne all'appuntamento né rispose più alle mie lettere. Non so il perché né io mi proposi di scoprirlo tentando di contattarla ulteriormente. La vita è fatta di innumerevoli problemi, ma se ci fate caso, sono sempre dei problemi gerarchici, possono essere ordinati per ordine di gravità. E io ne avevo un sacco di problemi. Tuttora li ho. Ma al primo posto della mia classifica personale dei problemi c'era la mia bruttezza. Decisi allora di provare con una clinica di ciechi. Mi recai nella più vicina clinica di ciechi dando qualche sguardo in giro. C'era una sola donna bella. Aveva un fisico mozzafiato. Dissi alla direttrice della clinica che ero stato un vecchio amico di quella donna ma era passato tanto di quel tempo che temevo che lei non si sarebbe ricordata di me. La direttrice mi fece un sorriso dicendomi che ero una brava e cara persona. La cieca ovviamente non si ricordava di me ma non disdegnava le mie visite. Insomma, andavo a trovarla spesso. Era davvero splendida. Dopo un po' di tempo decisi di dichiararmi ma non avevo il coraggio di dirglielo personalmente così, dato che lettere non gliene potevo scrivere, impiegai quattro mesi per imparare il linguaggio Braille. Dopo aver letto il mio biglietto lei decise che non voleva vedermi più. Lo disse alla direttrice e mi vietarono di vederla. Ancora una volta fui mollato senza sapere il motivo. Dopo quest'ennesimo buco in acqua decisi di rinunciare con le ragazze anche se speravo sempre che mi capitasse un incontro e per questo viaggiavo sempre in bus oppure andavo spesso al cinema. C'era un piccolo cinema porno non lontano dal mio appartamento. Mi ci recavo spesso. In effetti si può dire che sono gli unici film che vedo. Sono gli unici che capisco. Ho provato ad andare nei cinema normali a vedere film normali ma hanno trame complicate e non sempre capisco il finale. All'inizio andavo sempre un po' prima dell'inizio del secondo spettacolo e aspettavo che uscisse della gente (che aveva assistito al primo spettacolo) per origliare i loro commenti sul film. Non si poteva mai sapere, magari qualcuno parlava della trama del film, magari proprio del filnale. Era l'unico modo che avevo per cercare di capire i finali dei film visto che sulle riviste o in tv ti raccontavano solo la prima parte della trama e mai il finale. Di solito la gente non vuole essere raccontata la fine dei film. Non ho mai saputo il perché. In fondo si vive benissimo anche stando da soli. Non ho mai sofferto la solitudine. Anzi, si può dire che l'ami. Eppure, a volte, avverto la mancanza di qualcuno. Capita di vedere una scena d'amore in un film, o in una pubblicità. Spegnere la tv non serve dato che anche i libri sono pieni di amore. Anzi si può dire che il 90% dei libri sono sull'amore. E poi può capitare di incontrare fenomeni del genere anche per strada. L'altro giorno, per esempio, presi l'autobus per ritornarmene a casa dopo essere stato ad una mostra di fotografia. Era sera tardi. Il bus era vuoto. Oltre a me c'era solo una signorina bionda. Io ero seduto verso il fondo dell'autobus e lei era seduta molti posti avanti a me. Siedo sempre nei posti che si trovano in fondo all'autobus (se sono liberi ovviamente) perché in questo modo evito la scocciatura di dover parlare con l'autista. La sera era particolarmente fredda, inoltre pioveva. L'autista parlava con la signorina bionda. Giunti in prossimità di un incrocio l'autista chiese alla signorina dove doveva scendere. La signorina rispose che doveva scendere al deposito degli autobus. L'autista lo chiese anche a me ma finsi di non sentire, allora la ragazza si alzò dal suo posto e si avvicinò a me dicendomi:"Scusi signore dove scende?". Avrei voluto risponderle:"Dove scende lei". Ma mi sembrava alquanto sciocco e patetico, così risposi:"Al deposito" e accennai un sorriso. Lei ritornò al suo posto e lo riferì al conducente dell'autobus che subito intraprese la strada di sinistra. In realtà non dovevo scendere al deposito. Il deposito era a mezz'ora da dove abitavo e mi sarei dovuto fare tutta quella strada a piedi sotto la pioggia. Ma non mentii perché il deposito era dove doveva scendere la ragazza. Mentii per non infastidire il conducente. Infatti la mia fermata era nella direzione destra del bivio. Ma quella era la strada più trafficata e con maggiori fermate e se il conducente ci aveva chiesto dove saremmo dovuti scendere era proprio per non dover fare quella strada. In questo modo faceva prima e arrivava al deposito in minor tempo. Al deposito la ragazza bionda si diresse verso una macchina ferma con i tergicristalli azionati. Nello stereo dell'auto suonava una canzone dei Beatles. Ne scese un ragazzo. La baciò. L'aiutò a mettere i bagagli nel cofano posteriore dell'auto. Risalirono in macchina e si avviarono. Io mi incamminai sotto la pioggia piangendo.
FINE