Utente: marioloconte
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sabato, 21 febbraio 2009

ricordando David Foster Wallace

Avrebbe avuto 47 anni, David Foster Wallace, oggi. Se solo non si fosse impiccato quel maledetto settembre scorso. Di lui ci restano molti saggi e racconti e due soli romanzi, di cui uno monumentale di 1400 pagine.

Wallace era un genio inimitabile. I suoi romanzi sono di quel genere che nessun aspirante scrittore dovrebbe leggere se vuole continuare a perseguire il proprio scopo di pubblicare un libro.

Si viene annullati dalla sua grandezza. Si leggono i suoi libri e si pensa: "cazzo, questo qui è un fottuto genio", e lo si ama di brutto, ci si sofferma sul suo straordinario stile, sulla sua cupa ironia. Poi si continua a leggere e lo si odia, siamo rosi dall'invidia. Come può uno pensare di scrivere qualcosa (un libro, un romanzo, un saggio, perfino la lista della spesa) dopo aver letto qualcosa di simile?

Sviatoslav Richter, uno dei più grandi pianisti del novecento, smise di eseguire Bach nei suoi concerti dopo aver ascoltato le interpretazioni bachiane di Glenn Gould. E Thomas Bernhard nel suo Il soccombente racconta magistralmente il tentativo di un pianista di eguagliare la perfezione di Gould, una lotta vana e devastante che gli fa abbandonare la carriera di pianista per dedicarsi a sterili studi filosofici.

Forse pensate che sto esagerando. Ebbene, provate a leggere La scopa del sistema, il suo primo romanzo, scritto a soli 24 anni e rimarrete folgorati.

Poi provate a leggere Infinite Jest, il suo romanzo di 1400 pagine e rimarrete senza parole. Il genio non è spiegabile, lo si "sente" e basta.

postato da: marioloconte alle ore 17:00 | link | commenti
categorie: letteratura
venerdì, 13 febbraio 2009

james_rhodes

postato da: marioloconte alle ore 21:32 | link | commenti
categorie: musica, pianoforte, bach
lunedì, 02 febbraio 2009




Il corpo sta mutando a prescindere dall' intenzionalità umana, anche le pratiche quotidiane in apparenza neutrali sono intrecciate con la tecnologia ed é per questo che i mutamenti ambientali influenzano sempre più l' organismo. Oggi lo sviluppo tecnologico si lega quasi indissolubilmente all' estensione della sfera sensoriale umana ( prendiamo come esempio emblematico Andrea la protagonista di un film di Almodovar Kika del 1995, personaggio dotato di una protesi bionica, nella fattispecie é una telecamera montata sulla sua testa, che diviene un occhio elettronico costantemente impegnato nella registrazione di una grottesca umanità.)
Questo ha fatto in modo che si verificasse una vera e propria rivoluzione nel modo comune di percepire la realtà circostante ( si sono moltiplicate le potenzialità del corpo umano prolungandone le facoltà cognitive, percettive, comunicative.)
I motori, i mezzi di trasporto, hanno sostituito ed ampliato il lavoro fisico ponendosi come sostituzioni del corpo dell' uomo, le telecamere, i microscopi, penetrando l' invisibile, strutturano ciò che per la biologia dell' occhio umano non può avere forma.
Oggi il rischio di un' estinzione della specie per sterilità ( come avveniva nel dramma vasariano " Raun " ) é quasi del tutto annullato dall' esistenza di tecniche di riproduzione artificiale ( fecondazione in vitro, in provetta ), la difficoltà di socializzazione riscontrata spesso nelle società a capitalismo avanzato viene superata ricorrendo alla comunicazione telematica ( in Internet ) in cui basta un codice ( massimo emblema di un processo di graduale spersonalizzazione per cui scompaiono nome, età, sesso di un individuo ) per avere accesso al modem ed iniziare un " colloquio virtuale ".
Oggi la tecnologia è ovunque, invisibile, nascosta in congegni microelettronici, in onde elettromagnetiche che si diffondono nell' etere, al punto da creare un sottile rapporto affettivo tra l' uomo e le macchine per cui " ... sembra che le cose ed i sensi non si combattano più tra loro ma abbiano stretto un' alleanza grazie alla quale l' attrazione più distaccata e l' eccitazione più sfrenata sono quasi inseparabili e spesso indistinguibili......"
( Perniola M. da " Il sex appeal dell' inorganico " Torino Einaudi 1994.)


In un universo di corporalità mutanti, di codici immaginari, di ricercate contaminazioni tecnologiche si offusca fino a scomparire il concetto di " uomo ", suprema incarnazione del " logos " occidentale. Ma smarrito il referente antropocentrico cosa rimane alle generazioni future come inizio genealogico di una specie diventata sempre meno umana?
Nel 1947 lo scienziato Norbert Wiener inventa, derivandola dal greco " Kybernanan " ( pilotare ) la parola " Cibernetics" per indicare la scienza che studia e progetta macchine capaci di autoregolarsi.
Posta l' inconfutabile supremazia dell' essere umano sulla macchina, si analizza l' interazione tra i due e da questa commistione nasce la figura del " Cyborg " composto di cyber ed organism per indicare il miscuglio di carne e tecnologia che caratterizza un corpo modificato da innesti di hardware e congegni microelettronici.
Essere totalmente dedito alla parzialità, creatura di un mondo post - umano che ha volutamente abbandonato ogni integrità organica e sessuale, immemore della storia passata e di una propria atavica origine, un corpo cyborg diviene sinonimo di libertà assoluta e simbolo del sogno di un' umanità che nel metallo ha pensato di poter sublimare la propria deficenza organica.
Visione amichevole di un rapporto con la macchina il Cyborg non cerca un'identità unitaria e per questo non genera dualismi tra corpo e mente, naturale ed artificiale, ma dimostra solamente l' intenso piacere della tecnica, della dissoluzione dell' organico
"...la macchina non è un peccato, ma un aspetto dello stare nel corpo. La macchina non è una cosa da adorare, animare, ma una nostra incarnazione. Siamo i responsabili della macchina, dei nostri confini corporei che dobbiamo costruire e decostruire..."
( Haraway Donna J. da " Simians and Cyborg. The reinvention of nature." Free Association Books London 1991 )

postato da: marioloconte alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: filosofia, cyborg, transumanesimo, robotics