Utente: marioloconte
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giovedì, 27 marzo 2008

lettera di James Joyce



Mia dolce puttanella Nora
Ho fatto come mi hai detto, sporca figliola, me lo sono menato due volte leggendo la tua lettera. Vado in sollucchero nel vedere che ami essere fottuta di culo. Sì, ora mi ricordo di quella notte in cui ti ho fottuta così a lungo il popò. Cara, quella è stata la scopata più   memorabile che abbia  mai fatto. Il cazzo è restato piantato in te per ore, fottendoti e rifottendoti   la groppa. Sentivo le tue grosse natiche madide di sudore sotto il mio ventre e vedevo la tua faccia spiritata ed i tuoi occhi folli. Ad ogni colpo di coda che ti davo la tua lingua impudica guizzava fra le tue labbra e se ti davo un colpo molto più forte e profondo del  solito, dei peti molli e  grassi fuoriuscivano crepitando dal deretano.  Avevi un culo  pieno di peti quella notte, amore mio, e te li tiravo  fuori a grappoli fottendoti, quei bei  peti grassi, alcuni  lunghi e  ventosi, altri brevi, allegri e sfrigolanti e poi una gragnuola di minuscoli peti  che si concludeva con una  colata di umori che sgorgava dal tuo buco. È meraviglioso fottere una donna piena di peti e farli uscire ad uno ad uno ad ogni colpo di coda. Credo che riconoscerei  ovunque un peto di Nora. Credo che potrei individuarlo  in una sala piena di donne spetazzanti. È un rumore piuttosto leggero non il peto molle che immagino nelle donne grasse. È improvviso e secco e sporco come quello che una ragazza sfrontata mollerebbe  la notte, per ridere, in un dormitorio.  Spero che Nora continui a mollarmeli, questi bei peti, in faccia,   perché  possa respirarne  il   profumo.
Dici che quando ritornerò me lo  succhierai e vuoi che io ti lecchi la figa, piccola sporcacciona. Spero che una volta tu mi sorprenda mentre dormo vestito e che   ti avvicini furtiva con la foia di una puttana negli occhi, e mi sbottoni delicatamente bottone dopo bottone la patta dei pantaloni e delicatamente ti impossessi del  grosso mickey del tuo  amante, e che  lo ingoi con la    tua bocca umida e che lo succhi  ancora e  ancora fino a quando diventa più grosso e più duro, e che te lo fai venire in bocca. Anch’io ti sorprenderò addormentata, ti rivolterò  le sottane ed aprirò delicatamente le tue mutande ardenti, quindi mi  stenderò delicatamente accanto a te ed inizierò a leccarti pigramente tutto attorno all’orlo peloso. Tu inizierai a muoverti e ad agitarti quando leccherò le labbra della figa, mia cara. Inizierai a gemere e grugnire e sospirare e scoreggiare di gioia nel   sonno. Allora leccherò sempre più veloce  e ancora più veloce come un cane vorace fino a che il tuo corpo non si torca selvaggiamente e che  la tua figa non  diventi  una massa di bava.
Buona notte, mia piccola Nora scoreggiona, mio sporco uccellino fottitore. C’è una parola stuzzicante, amore, che hai sottolineato per farmelo menare meglio. Scrivimela  ancora  con dolcezza, e altre più sporche, PIÙ SPORCHE..
Jim. [James Joyce]

8 dicembre 1909
44 Fontenoy Street, Dublino.


postato da: marioloconte alle ore 03:04 | link | commenti (4)
categorie: sesso, , vm18
giovedì, 13 marzo 2008

« Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici. » (diane arbus)







postato da: marioloconte alle ore 23:08 | link | commenti (5)
categorie: , freaks, diane arbus