Utente: marioloconte
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lunedì, 02 febbraio 2009




Il corpo sta mutando a prescindere dall' intenzionalità umana, anche le pratiche quotidiane in apparenza neutrali sono intrecciate con la tecnologia ed é per questo che i mutamenti ambientali influenzano sempre più l' organismo. Oggi lo sviluppo tecnologico si lega quasi indissolubilmente all' estensione della sfera sensoriale umana ( prendiamo come esempio emblematico Andrea la protagonista di un film di Almodovar Kika del 1995, personaggio dotato di una protesi bionica, nella fattispecie é una telecamera montata sulla sua testa, che diviene un occhio elettronico costantemente impegnato nella registrazione di una grottesca umanità.)
Questo ha fatto in modo che si verificasse una vera e propria rivoluzione nel modo comune di percepire la realtà circostante ( si sono moltiplicate le potenzialità del corpo umano prolungandone le facoltà cognitive, percettive, comunicative.)
I motori, i mezzi di trasporto, hanno sostituito ed ampliato il lavoro fisico ponendosi come sostituzioni del corpo dell' uomo, le telecamere, i microscopi, penetrando l' invisibile, strutturano ciò che per la biologia dell' occhio umano non può avere forma.
Oggi il rischio di un' estinzione della specie per sterilità ( come avveniva nel dramma vasariano " Raun " ) é quasi del tutto annullato dall' esistenza di tecniche di riproduzione artificiale ( fecondazione in vitro, in provetta ), la difficoltà di socializzazione riscontrata spesso nelle società a capitalismo avanzato viene superata ricorrendo alla comunicazione telematica ( in Internet ) in cui basta un codice ( massimo emblema di un processo di graduale spersonalizzazione per cui scompaiono nome, età, sesso di un individuo ) per avere accesso al modem ed iniziare un " colloquio virtuale ".
Oggi la tecnologia è ovunque, invisibile, nascosta in congegni microelettronici, in onde elettromagnetiche che si diffondono nell' etere, al punto da creare un sottile rapporto affettivo tra l' uomo e le macchine per cui " ... sembra che le cose ed i sensi non si combattano più tra loro ma abbiano stretto un' alleanza grazie alla quale l' attrazione più distaccata e l' eccitazione più sfrenata sono quasi inseparabili e spesso indistinguibili......"
( Perniola M. da " Il sex appeal dell' inorganico " Torino Einaudi 1994.)


In un universo di corporalità mutanti, di codici immaginari, di ricercate contaminazioni tecnologiche si offusca fino a scomparire il concetto di " uomo ", suprema incarnazione del " logos " occidentale. Ma smarrito il referente antropocentrico cosa rimane alle generazioni future come inizio genealogico di una specie diventata sempre meno umana?
Nel 1947 lo scienziato Norbert Wiener inventa, derivandola dal greco " Kybernanan " ( pilotare ) la parola " Cibernetics" per indicare la scienza che studia e progetta macchine capaci di autoregolarsi.
Posta l' inconfutabile supremazia dell' essere umano sulla macchina, si analizza l' interazione tra i due e da questa commistione nasce la figura del " Cyborg " composto di cyber ed organism per indicare il miscuglio di carne e tecnologia che caratterizza un corpo modificato da innesti di hardware e congegni microelettronici.
Essere totalmente dedito alla parzialità, creatura di un mondo post - umano che ha volutamente abbandonato ogni integrità organica e sessuale, immemore della storia passata e di una propria atavica origine, un corpo cyborg diviene sinonimo di libertà assoluta e simbolo del sogno di un' umanità che nel metallo ha pensato di poter sublimare la propria deficenza organica.
Visione amichevole di un rapporto con la macchina il Cyborg non cerca un'identità unitaria e per questo non genera dualismi tra corpo e mente, naturale ed artificiale, ma dimostra solamente l' intenso piacere della tecnica, della dissoluzione dell' organico
"...la macchina non è un peccato, ma un aspetto dello stare nel corpo. La macchina non è una cosa da adorare, animare, ma una nostra incarnazione. Siamo i responsabili della macchina, dei nostri confini corporei che dobbiamo costruire e decostruire..."
( Haraway Donna J. da " Simians and Cyborg. The reinvention of nature." Free Association Books London 1991 )

postato da: marioloconte alle ore 16:08 | link | commenti
categorie: filosofia, cyborg, transumanesimo, robotics
martedì, 15 luglio 2008

ESISTE un uomo sulla terra che comanda i computer con il pensiero. Al suo arrivo le porte si aprono. Le luci si accendono. Il pc si avvia e, con voce metallica, annuncia: "Buongiorno professor Warwick, lei ha cinque nuovi messaggi di posta elettronica. Vuole leggerli subito o più tardi?".



Quest'uomo in carne, ossa e silicio è Kevin Warwick. Ha 46 anni e insegna cibernetica all'università di Reading, vicino Londra. E' stato il primo essere umano a coprire con un balzo il fossato che separa la nostra specie dalle macchine. Era il 24 agosto del 1998 quando un'equipe di medici britannici gli ha impiantato nel braccio sinistro un chip lungo due centimetri. Da quel momento, all'arrivo di Cyber Warwick in facoltà, il segnale emesso dal chip veniva captato dal suo computer, che provvedeva a spalancare le porte, accendere le luci, leggere i messaggi, eccetera.
I medici decisero di rimuovere il chip dall'osso di Warwick dopo dieci giorni per scongiurare pericoli di rigetto. Ma dal punto di vista cibernetico l'esperimento fu un successo completo. Tanto che ora - a settembre - partirà la seconda tappa del Project Cyborg. Questa volta sarà coinvolta anche la moglie di Warwick, Irena. Entrambi con un chip nel braccio, scopriranno nuovi modi di comunicare. La coppia si separerà: uno rimarrà a Londra, l'altra andrà, negli Stati Uniti. Le sensazioni viaggeranno da un continente all'altro tramite la Rete. Una carezza sul braccio di Irena negli States sarà recepita dal chip e trasmessa al computer. Internet le farà compiere un balzo oltre l'Atlantico.

Il computer di Kevin nel Regno Unito la recepirà e la trasmetterà al chip di lui, identica alla carezza ricevuta dalla moglie. Il professor Warwick è entusiasta dell'esperimento: "Dimostreremo che è possibile controllare il movimento degli arti da lontano. Studieremo la trasmissione del dolore e dei sentimenti. Ci comunicheremo amore o rabbia senza bisogno di parlare o scrivere.
Non esagero: stiamo abbattendo le barriere fra uomo e macchina".

Kevin Warwick è convinto che esista un punto di incontro fra esseri viventi e computer. Che i due possano fondersi e creare una terza entità. Un cyborg, appunto. "Gli umani dispongono di un cervello che lavora tramite segnali elettrici e chimici. Le macchine sono invece costruite di metallo e silicone e dispongono di elaboratori elettronici. Hanno enormi vantaggi rispetto a noi. Penso che in futuro i due poli si attrarranno e si fonderanno. I computer utilizzeranno strumenti creati dalla natura, come il Dna. Gli umani accresceranno enormemente le loro potenzialità grazie alla tecnologia".

Ma cosa mancherebbe a Kevin Warwick se oggi fosse costretto su un'isola deserta, lontano dai suoi computer? "Come uomo mi mancherebbero una donna, il calcio e del buon cibo. Se invece fossi un cyborg avrei ancora bisogno di cibo, mentre il calcio mi sembrerebbe un gioco terribilmente noioso. Mi sentirei sicuramente solo, su un'isola deserta. Ma sono sicuro che il mio computer da casa farebbe di tutto per ristabilire un collegamento con me. Penso poi che sentirei la necessità di una cyborg donna. Non penso che proverei più alcun interesse per una donna umana. Probabilmente mi darebbe l'impressione di fare l'amore con una scimmia!".
(da Repubblica 2001)

postato da: marioloconte alle ore 02:31 | link | commenti (3)
categorie: ingegneria, cyborg, robotics
martedì, 17 giugno 2008

postato da: marioloconte alle ore 18:56 | link | commenti
categorie: ossessione, robotics
giovedì, 22 maggio 2008

L’uomo deve essere superato. (Nietzsche)

postato da: marioloconte alle ore 15:31 | link | commenti (1)
categorie: transumanesimo, robotics